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Stan Tuffo 1 & the sardines of hope

€15,00

MA CERBIATTE GIOVANI a parte, consentitemi di aprire questa nightmare parentesi con la promessa di chiuderla entro le prossime trenta righe: che i nostri docenti fossero disposti a riconoscerlo o meno, il liceo Rinaldini era un luogo fortemente artistico, ed erano le poderose questioni inattuali che vi si insegnavano, a renderlo così.

Sessant’anni prima di me vi aveva studiato Sylva Koscina, “la diva delle dive italiane” che nel maggio 1967 aveva posato nuda nell’edizione americana di Playboy per la quale avevano perso la testa Paul Newman, Kirk Douglas e, si diceva, Robert Kennedy – perso la testa per la diva in persona, ovviamente, non per la rivista – Sylva Koscina, vogliodìre, questa ex liceale classica diretta da Fellini e Dino Risi, Pietro Germi e Scola, Lattuada e Comencini, Salce, Lizzani e Steno, Abel Gance e Robert Siodmak.

Mia nonna paterna che era nata nel 1932, sosteneva di aver frequentato con la diva le scuole medie, e parlandomi della sua prima giovinezza mi diceva sempre che in un periodo in cui sua madre la costringeva a portare le trecce, poi i compagni di scuola le dicevano che con le trecce somigliava a Ciòrcil: «I compagni di scuola insistevano che le trecce non mi si confacevano, e il taglio del viso finiva per somigliare a quello di Ciòrcil.»

Non avevo nessunissima idea di chi potesse essere questa Ciòrcil, ma per non fare la figura dell’ignorante o peggio ancora del ficcanaso pettegolo, non chiedevo delucidazioni né niente, così che solo dopo la sua scomparsa, avvenuta nel 2016, ho creduto di comprendere che questa Ciòrcil era in realtà lo statista inglese Winston Churchill.

Ne parlai con mio padre, il quale mi confessò che molti anni prima nemmeno lui aveva capito cosa intendesse dirgli sua madre, e solo in età adulta si era reso conto che Ciòrcil potesse essere in realtà Winston Churchill.

Si trattò di una questione che ebbe il potere di affascinarmi.

Cazzo vogliodìre ne restai sbalordito.

pagine 206
isbn 978-88-7326-506-1